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venerdì 19 giugno 2020

Giunta Stasi: le ragioni di un abbandono




Dopo 19 giorni, da quando i tre consiglieri di maggioranza, l’intero gruppo Tim (Taurisano in Movimento), con una lettera al Sindaco e al Consiglio Comunale, hanno preso le distanze collocandosi all’opposizione, essi hanno voluto spiegare pubblicamente le ragioni del loro gesto. E buona cosa è stata l’averlo fatto!
Nella lettera i tre le avevano già ampiamente esposte e argomentate, che però erano monotematiche, si esaurivano nell’incompatibilità con un Sindaco autoritario e dittatoriale, scostante e arrogante, autoreferenziale fino a proclamare pubblicamente e ripetutamente “qui comando io”. Niente si sapeva dei passaggi che avevano portato allo strappo.
Giovedì sera, 18 giugno, Sonia Santoro, capogruppo consigliare dimissionario dalla maggioranza, insieme coi suoi due compagni di gruppo D’Agostino e Seclì, ha aggiunto un po’ di cose, che come ogni “di più” sono del maligno (del diavolo).
Ha detto che loro si erano resi conto da tempo che il sindaco Raffaele Stasi amministrava in maniera autocratica, che agli assessori e agli altri non concedeva niente, che si rifiutava sistematicamente di comunicare col paese e che lui stesso non disdegnava di protestarsi “non democratico”.
La Santoro forse non si è resa conto della gravità delle accuse. Lei è un avvocato e sa perfettamente che dirsi e comportarsi in maniera non democratica è reato, è un andar contro la Costituzione, che all’art. 1 dice che “L’Italia è una repubblica democratica”. Tanto più grave se a dire e a fare certe cose è un pubblico ufficiale, un sindaco nell’esercizio delle sue funzioni. Se fossero vere le sue accuse – e probabilmente lo sono! – nessuno dei consiglieri della maggioranza avrebbe dovuto far passare un solo giorno dal prendere le decisioni prese quattro anni dopo. Invece hanno continuato a stargli accanto fino a dirsi nella lettera suoi “complici”.
Ma c’è dell’altro in quel “di più” che la Santoro ha detto e che dà alla vicenda il carattere di meschinità intellettuale, politicamente s’intende. Fin dall’anno scorso, dopo le Europee, il gruppo della Lega, forte del successo elettorale anche in Taurisano, aveva chiesto al Sindaco la revisione della Giunta, chiedendo un altro assessore. Da quel momento – ha ribadito la Santoro – il Sindaco ha mutato in peggio il suo atteggiamento nei confronti del gruppo Tim, accusandone i componenti di connivenza col nemico, col Pd. La Santoro ha respinto le accuse del Sindaco, parlando di “fantasmi”, ma ha detto chiaramente che c’è stato un imput alla decisione di prendere le distanze. E quest’imput è stata la richiesta del rimpasto della Giunta. Dunque, i tre del gruppo non si sono ravveduti sui comportamenti del Sindaco, non hanno detto basta, non ne possiamo più, ma non ci stavano a lasciare un posto in Giunta ad uno della Lega. Se non ci fosse stata questa richiesta tutto sarebbe continuato nel silenzio: dittatura, antidemocrazia, turpiloqui, esattamente come si è verificato per quattro anni.
E qui il gruppo Tim dimostra di avere l’ennesimo torto. Quando si costituì la Giunta nessuno ha mai detto su quali basi e con quali criteri era stata costituita. Nell’unica intervista che il sindaco Stasi ha concesso a “Presenza” (Novembre 2016) egli disse che non c’era stato un criterio, che così aveva pensato di fare e così aveva fatto. Se ne ricorderà la Santoro, che era presente all’intervista. Ma, quando in una maggioranza le matricole sono tante, uno vale uno ed è buona regola che in giunta si stia un po’ per uno, ché non rincresce a nessuno. Così si dice popolarmente a Taurisano. Invece ai tre di Tim dispiaceva assai lasciare un posto in Giunta ad un consigliere della Lega. Ma non avevano forse diritto anche gli altri a fare un po’ di esperienza in Giunta?  Tanto più importante in quanto esponenti di un partito politico e non di un gruppo civico?  
Se dunque consideriamo che alla base dell’allontanamento dei tre dalla maggioranza c’è una questione di poltrone e che il recupero alla maggioranza del consigliere Emilio Orlando si fonda sulla poltrona di assessore, possiamo concludere che la vicenda è davvero poco edificante, anzi è proprio squallida, tanto più che da dei giovani professionisti in genere si aspetterebbe altro.


Giunta Stasi: le ragioni di un abbandono

Dopo 19 giorni, da quando i tre consiglieri di maggioranza, l’intero gruppo Tim (Taurisano in Movimento), con una lettera al Sindaco e al Consiglio Comunale, hanno preso le distanze collocandosi all’opposizione, essi hanno voluto spiegare pubblicamente le ragioni del loro gesto. E buona cosa è stata l’averlo fatto!
Nella lettera i tre le avevano già ampiamente esposte e argomentate, che però erano monotematiche, si esaurivano nell’incompatibilità con un Sindaco autoritario e dittatoriale, scostante e arrogante, autoreferenziale fino a proclamare pubblicamente e ripetutamente “qui comando io”. Niente si sapeva dei passaggi che avevano portato allo strappo.
Giovedì sera, 18 giugno, Sonia Santoro, capogruppo consigliare dimissionario dalla maggioranza, insieme coi suoi due compagni di gruppo D’Agostino e Seclì, ha aggiunto un po’ di cose, che come ogni “di più” sono del maligno (del diavolo).
Ha detto che loro si erano resi conto da tempo che il sindaco Raffaele Stasi amministrava in maniera autocratica, che agli assessori e agli altri non concedeva niente, che si rifiutava sistematicamente di comunicare col paese e che lui stesso non disdegnava di protestarsi “non democratico”.
La Santoro forse non si è resa conto della gravità delle accuse. Lei è un avvocato e sa perfettamente che dirsi e comportarsi in maniera non democratica è reato, è un andar contro la Costituzione, che all’art. 1 dice che “L’Italia è una repubblica democratica”. Tanto più grave se a dire e a fare certe cose è un pubblico ufficiale, un sindaco nell’esercizio delle sue funzioni. Se fossero vere le sue accuse – e probabilmente lo sono! – nessuno dei consiglieri della maggioranza avrebbe dovuto far passare un solo giorno dal prendere le decisioni prese quattro anni dopo. Invece hanno continuato a stargli accanto fino a dirsi nella lettera suoi “complici”.
Ma c’è dell’altro in quel “di più” che la Santoro ha detto e che dà alla vicenda il carattere di meschinità intellettuale, politicamente s’intende. Fin dall’anno scorso, dopo le Europee, il gruppo della Lega, forte del successo elettorale anche in Taurisano, aveva chiesto al Sindaco la revisione della Giunta, chiedendo un altro assessore. Da quel momento – ha ribadito la Santoro – il Sindaco ha mutato in peggio il suo atteggiamento nei confronti del gruppo Tim, accusandone i componenti di connivenza col nemico, col Pd. La Santoro ha respinto le accuse del Sindaco, parlando di “fantasmi”, ma ha detto chiaramente che c’è stato un imput alla decisione di prendere le distanze. E quest’imput è stata la richiesta del rimpasto della Giunta. Dunque, i tre del gruppo non si sono ravveduti sui comportamenti del Sindaco, non hanno detto basta, non ne possiamo più, ma non ci stavano a lasciare un posto in Giunta ad uno della Lega. Se non ci fosse stata questa richiesta tutto sarebbe continuato nel silenzio: dittatura, antidemocrazia, turpiloqui, esattamente come si è verificato per quattro anni.
E qui il gruppo Tim dimostra di avere l’ennesimo torto. Quando si costituì la Giunta nessuno ha mai detto su quali basi e con quali criteri era stata costituita. Nell’unica intervista che il sindaco Stasi ha concesso a “Presenza” (Novembre 2016) egli disse che non c’era stato un criterio, che così aveva pensato di fare e così aveva fatto. Se ne ricorderà la Santoro, che era presente all’intervista. Ma, quando in una maggioranza le matricole sono tante, uno vale uno ed è buona regola che in giunta si stia un po’ per uno, ché non rincresce a nessuno. Così si dice popolarmente a Taurisano. Invece ai tre di Tim dispiaceva assai lasciare un posto in Giunta ad un consigliere della Lega. Ma non avevano forse diritto anche gli altri a fare un po’ di esperienza in Giunta?  Tanto più importante in quanto esponenti di un partito politico e non di un gruppo civico?  
Se dunque consideriamo che alla base dell’allontanamento dei tre dalla maggioranza c’è una questione di poltrone e che il recupero alla maggioranza del consigliere Emilio Orlando si fonda sulla poltrona di assessore, possiamo concludere che la vicenda è davvero poco edificante, anzi è proprio squallida, tanto più che da dei giovani professionisti in genere ci si aspetterebbe altro.

martedì 2 giugno 2020

Il Pd sulla crisi amministrativa



La risposta del Pd alla crisi amministrativa
Due proposte

Il Pd di Taurisano ha risposto alla crisi amministrativa, apertasi con l’uscita dalla maggioranza del gruppo Tim (D’Agostino, Santoro, Seclì) con un’analisi dettagliata dei vizi di nascita della Giunta Stasi, che trova riscontro sia in quanto è stato più volte detto in questi quattro anni, sia nella lettera con cui si è ufficializzata nei giorni scorsi l’uscita dalla maggioranza dei tre consiglieri in aperta dissidenza.
Venerdì, 5 giugno, il Pd terrà un pubblico comizio in Piazza Castello per spiegare direttamente ai cittadini quanto è accaduto.
Ma il Pd non si è limitato all’analisi critica, si è fatto promotore di due proposte, rivolte all’Amministrazione.
Una, rivolta a tutti i consiglieri comunali per creare un “Fondo di solidarietà sociale” destinato alle famiglie e alle persone più bisognose rinunciando ai gettoni di presenza fino alla scadenza del mandato amministrativo.
La seconda chiede alla maggioranza il coinvolgimento nella gestione delle misure di sostegno ai cittadini messe in atto dal Governo, in considerazione del difficile momento che in Italia si sta vivendo con la crisi del Coronavirus. Come è noto il Governo ha stanziato per tutti i comuni delle somme da assegnare alle singole famiglie e ai singoli cittadini. Anche la Regione ha destinato per buoni spesa, pagamento di affitti e bollette, 1.8 milioni di euro per i comuni della provincia di Lecce. A Taurisano sono toccati 27.571,87 euro, che dovranno essere assegnati nei prossimi giorni.     

Benvenuta dignità anche se tardiva



Amministrazione comunale: benvenuta dignità anche se tardiva

Che qualcosa nella Giunta Stasi non stesse al posto giusto lo si capì nella seduta del Consiglio Comunale del 19 maggio quando la capogruppo consigliare di Tim (Taurisano in Movimento) Sonia Santoro aderì alla proposta del Dem Francesco Damiano di rinviare la seduta in quanto non legittima non essendo stata annunciata con pubblico manifesto alcuni giorni prima come vuole lo Statuto. Alla seduta del Consiglio Comunale del 22 maggio, arrivò la sorpresa. Tre esponenti della maggioranza non parteciparono, di fatto prendendo le distanze. Gianluca D’Agostino, Sonia Santoro e Katia Seclì, rispettivamente vice-sindaco, capogruppo consigliare, assessore alla cultura; i tre costituiscono il Tim, una delle tre componenti della maggioranza. Le altre due sono Forza Italia e Lega. Lo strappo deve essersi consumato fra il 19 e il 22 di maggio, fra la seduta invalidata e la seduta successiva. Per garantirsi il numero legale per la validità della seduta il Sindaco Raffaele Stasi, infatti, aveva “recuperato” il consigliere dissidente Emilio Orlando, che da tempo aveva preso le distanze dalla maggioranza per mai meglio precisate ragioni. Se non ci fosse stata questa contromossa, in assenza dei tre della maggioranza, gli altri cinque dell’opposizione avrebbero abbandonato l’aula, invalidando la seduta. In aula, infatti, sarebbero rimasti in otto, sindaco compreso, insufficienti per procedere. Ma c’era l’Orlando “ritrovato”!
Le ragioni dello strappo le abbiamo conosciute il 30 maggio. I tre consiglieri di Tim hanno spiegato in una lettera inviata al Sindaco e fatta conoscere alla stampa perché finalmente si erano decisi a compiere un gesto, che, a loro dire, risaliva non a un episodio singolo ma a tutto un approccio amministrativo e politico, che comprendeva anche il rapporto umano, il modo di porsi del sindaco Stasi sia nei confronti delle istituzioni sia nei confronti del paese. La lettera, di cui abbiamo pubblicato ampi stralci, parla molto chiaro.  
Detto questo, chiediamoci perché questi tre signori, hanno deciso di compiere il passo fatale, che comprendiamo nel merito, ma non nella tempistica. Ipotizziamo soltanto, perché nulla è dato sapere. Quello che dicono è incontrovertibile. Del resto da sempre è quanto ha denunciato “Presenza” in questi quattro anni ed è quanto circolato negli ambienti cittadini.
Se è questa la ragione, ossia l’autoritarismo del sindaco e l’isolamento dell’amministrazione dal paese, con cui la Giunta Stasi non ha voluto avere rapporti men di collaborazione neppure di confronto e di informazione, i tre “ribelli” hanno compiuto un gesto che avrebbero dovuto compiere da tempo, direi dall’inizio. Compiuto all’inizio, avrebbe avuto un senso, quello di tentare di dare all’amministrazione un modo di operare più trasparente, più urbano, più limpido e più democratico,  rispettoso dei collaboratori vicini e dei cittadini, in una parola più compiuto. Fatto dopo quattro anni e ad un anno dal voto del 2021, assume un altro significato, che, per quanto non detto o malamente giustificato, è in realtà quello di proporsi di qui ad un anno con una patente nuova di verginità politica, anzi col merito di aver combattuto un’amministrazione che si era andata rivelando la peggiore della ultrasettantennale storia del paese in era repubblicana.
Il sindaco Stasi non ha mai nascosto il suo modo di pensare e di fare. Non è che agli inizi si fosse comportato diversamente da come si sarebbe comportato dopo; in lui non c’è un prima e non c’è un dopo. Così è fatto. Si può anche comprendere un certo periodo di tempo per vedere di fargli cambiare idee e modalità, anche perché non è che si possa andare a votazioni ad ogni intoppo amministrativo o politico; si spera sempre di poter superare gli ostacoli. Obiezione accolta. Ma quanto tempo? Un anno? Due? Quattro sono decisamente troppi. Specialmente quando non si tratta di un episodio o di un’incomprensione, ma di un modo di pensare e di fare strutturale, che coinvolge l’esercizio umano e sociale stesso della politica.
Ci piace tuttavia cogliere un altro aspetto nel gesto dei tre consiglieri, e cioè uno scatto di dignità. Tardivo, tardivo, ma finalmente giunto! Un “ora basta”, che certo non riscatta tutto un percorso di sopportazione, ma potrebbe aprire qualche prospettiva di assunzione pubblica di responsabilità. Insomma, di quanto è accaduto in questi quattro anni essi devono dar conto ai cittadini, perché i cittadini hanno dovuto sopportare oltre al Sindaco autoritario anche i suoi collaboratori, proni quando non complici.  

domenica 31 maggio 2020

Amministrazione comunale in crisi



Amministrazione comunale in crisi
Il gruppo Tim prende le distanze. Sussulti di dignità o calcoli politici?

Con una lettera al Sindaco Raffaele Stasi tre qualificati membri della maggioranza, Gianluca D’Agostino, Katia Seclì e Sonia Santoro, rispettivamente vice-sindaco, assessora alla cultura e capogruppo consigliare di Taurisano in Movimento, se ne sono usciti e i due assessori hanno rimesso le loro deleghe. Quali ragioni hanno spinto i tre, ad un anno dal rinnovo del Consiglio Comunale, a prendere le distanze? I tre non sono mai stati, nel corso di questi quattro anni, generosi di informazione pubblica, in nessun senso e in nessun luogo, e se ne sono stati sempre zitti zitti, obbedienti come scolaretti minacciati di espulsione dall’aula o di stare inginocchiati coi sassolini sotto le ginocchia dietro la lavagna. Mai che abbiano fatto trapelare qualche motivo di sofferenza, di dissenso, di ribellione. Legittimamente avrebbero potuto farlo fin dall’indomani dell’insediamento o forse anche da prima, nonostante gli inviti ricevuti dai media ad informare i cittadini.
Ora, improvvisamente, una cascata di accuse. Sentite, cittadini, sentite, quello che dicono nella loro lettera di dimissioni del 30 maggio!

“Sono innumerevoli le motivazioni che ci hanno spinto ad assumere questa difficile ma inevitabile decisione, a lungo ponderata nel corso dell’ultimo anno. Un anno in cui è divenuto sempre più arduo riuscire a tenere una condotta efficace ed efficiente, nella partecipazione attiva alla gestione politico-amministrativa, e ciò a causa dell’atteggiamento autoritario, dispotico e dittatoriale del sig. Sindaco che via via ci ha completamente svuotati dei nostri ruoli e dei diritti e degli obblighi connessi al nostro status”. 

“In diverse e numerosissime circostanze, il Sindaco dinanzi a delle nostre legittime richieste/proposte/reclami/osservazioni/sollecitazioni ci liquidava con il suo categorico ‘Il Sindaco sono io! Decido tutto io!!’, rendendo nullo e vano il concetto di gestione democratica della cosa pubblica”.
“Noi tre abbiamo comunque ingerito bocconi amari e sperato di essere fautori di quel cambiamento così tanto sbandierato in campagna elettorale, per il bene della nostra amata città e per portare avanti, con responsabilità, il mandato elettorale conferitoci dai nostri elettori. Tuttavia ci siamo quotidianamente imbattuti in una lenta e inesorabile attività di delegittimazione, operata dal Sindaco, nei nostri confronti”.
“A ciò si aggiunga la mancanza di fiducia, di cui ci ha resi destinatari: mancanza di fiducia nei nostri confronti, nei confronti del nostro operato e delle nostre potenzialità, nonché la sua mancata volontà di aprire un dialogo con noi e ascoltare i disagi più volte palesati, che poi erano anche i disagi dei cittadini, di fasce della cittadinanza, di cui ci facevamo portatori. Nell’ultimo anno abbiamo dovuto incassare, pesantemente e pazientemente, una vera e propria mancanza di rispetto e di considerazione, dapprima personale e poi politica”.
“Come Movimento, nonché singolarmente, abbiamo più volte sollecitato [il Sindaco] a instaurare un rapporto diretto con la cittadinanza, a programmare riunioni con i cittadini, delegazioni di cittadini, associazioni, per ascoltare e recepire le loro istanze, sulle diverse e varie tematiche, senza tuttavia ottenere alcuna disponibilità da parte dello stesso”.
“Per diverso tempo, con non poca sofferenza, siamo stati complici di una gestione amministrativa che non potevamo, e non possiamo, condividere. Sono, ahimè, caduti nel vuoto i nostri suggerimenti e le nostre proposte, e ciò ha reso, sempre più profondo, lo scollamento tra noi ed il resto della maggioranza, una maggioranza in cui non possiamo e non vogliamo più riconoscerci perché è venuta meno la comunione di intenti nonché la fiducia e la stima reciproca”.
“Essere amministratori responsabili vuol dire avere il coraggio e l’umiltà di fare un passo indietro. Ed è quello che stiamo facendo noi ora. Lasciando questa maggioranza per costituirci gruppo autonomo e indipendente. Ed è da questi banchi che continueremo a portare avanti il nostro ruolo di consiglieri comunali, avendo questa volta come punto di riferimento solo il bene della nostra città e di tutta la comunità.”
“Con questa difficile e sofferta scelta ci riprendiamo un po’ di quella dignità e serenità che da tempo avevamo perso nel dover sottostare all’egemonia incondizionata e indiscussa di un Sindaco che avocava a sé ogni potere e ogni decisione, provocando di fatto ‘un suicidio dei cuori e delle intelligenze’ di chi, come noi tre, ha creduto davvero e fino all’ultimo di poter essere degni rappresentanti della comunità taurisanese”.
Ora, tutte le ragioni esposte da questi feriti “nei cuori e nelle intelligenze”, le andiamo ripetendo da anni su “Presenza”. Per quattro anni i suriferiti tre signori se ne sono fottuti dei cittadini. Ora che sentono arrivare il redde rationem con la scadenza del rinnovo del Consiglio (nel 2021) si cospargono il capo di cenere e si dicono pentiti. – Non lo facciamo più. Da questo momento in poi faremo i bravi, democratici e avveduti ragazzi – .
Ma che bravi! Sperate pure che la mamma dei fessi …con quel che segue.

sabato 15 febbraio 2014

Caso Calogero: scaricata dal Sindaco Di Seclì. Una brutta pagina di politica


Il Sindaco Lucio Di Seclì ha ceduto ai ricatti dei dieci consiglieri del Pd. Venerdì, 14 febbraio, festa di San Valentino, ha revocato la delega di assessore a Luana Calogero.
Le ragioni della revoca sono chiare, inequivocabili: la Calogero non è di centro-sinistra, anzi di recente con una lettera ha dichiarato di appartenere al gruppo politico del Nuovo Centro-destra. Un pretesto, bello e buono, visto che la Calogero ha sempre detto di essere del centro-destra e addirittura l’anno scorso fu promotrice di un comitato elettorale per raccogliere voti per il Pdl. Altro non può essere imputato alla Calogero. Mai un giudizio negativo sui suoi colleghi di giunta, mai un voto contro la maggioranza o difforme dalla maggioranza, salvo in alcuni casi, come il registro delle coppie di fatto, per il quale ci furono altre defezioni del Pd.
Dunque, la Calogero, pur avendo operato bene come assessore in tutte le sedi e pur avendo osservato un comportamento rispettoso e corretto nei confronti degli altri, è stata immolata sull’altare del più cinico e prepotente interesse di partito. Il Sindaco Di Seclì, che in altre circostanze ha rivendicato la sua libertà di decidere come riteneva più opportuno, al di fuori da logiche e imposizioni di partito, nel quale peraltro non si riconosceva e – da quanto si sa – continua a non  riconoscersi, ha ceduto, contraddicendosi e dimostrando che forse sarebbe stato più conveniente per tutti se fosse stato più disponibile a trattare col partito fin dall’inizio.
Non so se ricorrano gli estremi per impugnare l’atto di revoca. Ci sono stati altri casi in Italia in cui l’assessore defenestrato si è fatto le sue ragioni in sede giudiziaria. Il Sindaco Di Seclì ha più volte espresso formalmente giudizi estremamente positivi sull’assessore, addirittura pochi giorni prima che gli revocasse la delega.
Oggi il buon Lucio Di Seclì e i bravi ragazzi del Pd si sono resi protagonisti di una storiaccia politica. Qualcosa che offende anche la dignità delle singole persone e che manca di rispetto al paese. Potranno fare salti mortali tutti, ma la lista che ha vinto le elezioni tre anni fa era una lista civica, a forte orientamento di centrosinistra ma civica e la Calogero era stata sottratta alla lista di centrodestra come altri erano stati sottratti in maniera spregiudicata alla lista del Psi-Sel. La storia non si cancella come le scritte sui muri.
Ora tocca al Sindaco nominare il nuovo assessore, che dovrà essere per forza donna, in barba alla più bella Costituzione del mondo che non fa distinzione alcuna fra i cittadini. Chi sarà?
Il Sindaco deve stare attento, perché se non accetterà la proposta del partito o se nominerà persona non gradita al partito i dieci consiglieri, che su nessun altra questione sono d’accordo tra di loro, si ricompatteranno per opporsi. Il vero obiettivo del Pd, infatti, non è l’assessore tizio o caio, ma il Sindaco Di Seclì. E’ possibile che il mutato comportamento del Sindaco si risolva a tarallucci e vino, in una scena di questo tipo. Il Sindaco chiede al nuovo segretario del Pd: chi propone il partito? E alla risposta, il Sindaco esclami: mi hai letto nel pensiero; anch’io avevo pensato a quella persona.

Se così non si svolgeranno le cose, per l’Amministrazione comunale continuerà il purgatorio in questi due anni che restano alla consigliatura. E dopo, chi s’è visto s’è visto!

martedì 11 febbraio 2014

Caso Calogero: il vero obiettivo è il Sindaco Di Seclì


Ci sono profili di opacità nell'iniziativa presa dal gruppo consiliare del Pd nei confronti dell’Assessore ai Sevizi Sociali Luana Calogero, di cui si chiede l’estromissione dalla Giunta Di Seclì per aver formalizzato la sua adesione al Nuovo Centro-destra.
Giova ripercorrere brevemente il caso. La Calogero, notoriamente di destra, aderì nel 2011 alla lista civica “Uniti per Taurisano” con candidato sindaco Lucio Di Seclì, che non ebbe problemi a vincere anche per la sopraggiunta esclusione della lista di Centro-destra dalle elezioni.
Fin dall’insediamento in Consiglio la Calogero dichiarò di non poter fare parte del gruppo consiliare del Pd in quanto lei intendeva rappresentare il suo elettorato che era di centro-destra. Un gesto di chiarezza e di onestà politica fu preso per uno sproposito e provocò qualche mal di pancia nella compagine amministrativa, costituita da elementi del Pd, tranne il Consigliere Maruccia, socialista, che al Pd avrebbe aderito successivamente.
Ma le cose andarono avanti con la Calogero al suo posto, a cui il Sindaco aveva assegnato la delega ai Servizi Sociali. Formalmente il Pd non aveva appigli per contestarla.
Ma…ma…ma… le cose tra il Sindaco Di Seclì, mai stato del Pd e mai propenso ad entrarvi, e il Pd non andarono bene fin dall’inizio, fin dall’assegnazione delle deleghe assessorili. Lucio Di Seclì rivendicò il diritto, riconosciutogli dalla legge, di nominare i suoi assessori e respinse pressioni e condizionamenti, forse anche con qualche parola fuori posto. Se fece bene o se fece male sono punti di vista. Personalmente trovo che in politica bisogna sempre raggiungere dei compromessi – in senso buono! – e mai ignorare un certo galateo, non scritto ma radicato nei comportamenti di chi spontaneamente si propone o accetta di svolgere un ruolo di rappresentanza e di amministrazione.
Come rispondere all’indisponibilità del Sindaco a trattare? Il Pd, all’epoca guidato da Claudio Leuzzi, individuò nella posizione della Calogero il suo punto debole; e incominciò a sollevare il caso. La Calogero – si disse – non c’entra con un’Amministrazione che è di centro-sinistra! Era considerata una andata a deporre le uova nel nido di altri!
Ma era veramente di altri quel nido o non era stato fatto insieme da tutti? Dimenticavano i signori del Pd che neppure Lucio Di Seclì, il Sindaco, era del loro partito, che inizialmente neppure William Maruccia lo era e che la lista con cui avevano vinto le elezioni era civica. Si chiamava “Uniti per Taurisano”. Poi potevano essere in maggioranza del Pd o della Juventus o dell'Inter, non cambiava nulla. Unire vuol dire – cito dal primo dizionario della lingua italiana che mi cade sott’occhio - «mettere insieme due o tre elementi, in modo che costituiscano o appaiano un tutto unico» (Tullio De Mauro). Allora, uniti a chi quelli del Partito democratico? Forse dovrebbero chiederselo.
Non se lo chiedono perché lo sanno. La spiegazione, infatti, è un’altra; ed è talmente grande che bisogna essere ciechi per non andare a sbatterci il grugno. Quando si costituì la lista “Uniti per Taurisano” non si poteva sapere – ovvio! – che la lista del centro-destra sarebbe stata esclusa. Essa perciò si proponeva al paese come una lista politicamente integralista in cui stavano insieme figure del più ampio panorama politico e sociale. Lucio Di Seclì, rappresentante di prestigio della società civile, della competenza tecnica per essere stato per l’intera vita professionale ragioniere del comune, del volontariato per aver promosso numerose iniziative, molto vicino alla chiesa e con un bel seguito personale di amici e parenti. La Calogero, poi, donna volitiva e intelligente, rappresentava una certa destra e conferiva alla lista carattere composito con un profilo di alta competitività. Un vero capolavoro di Claudio Leuzzi e compagni, che avevano sottratto alla lista dei socialisti e di Sel alcuni altri elementi, fra cui il Maruccia. Potevano veramente dire all’elettorato: noi siamo tutto il meglio che c’è!
Poi le cose andarono diversamente. La lista del centro-destra fu esclusa, “Uniti per Taurisano” vinse facilmente e quelle presenze che inizialmente dovevano essere fattori di richiamo finirono per essere considerate piuttosto imbarazzanti.
Alla fine dell’anno scorso, in vista del congresso sezionale del Pd, Claudio Leuzzi ha lasciato la segreteria del partito. Quando sembrava che a succedergli fosse l’attuale vice-sindaco e Assessore alla Cultura Claudio Scordella, si riesumò Antonio Ciurlia, l’architetto ex/post comunista, che nelle passate amministrazioni di centro-sinistra, a guida Guidano, era stato assessore e in sintonia col Partito della Rifondazione comunista. Un segnale di forte discontinuità.
A questo punto il caso Calogero è stato risollevato formalmente con una lettera al Sindaco, in cui gli è stato imposto di cacciare la Calogero dalla giunta per avere la stessa ribadito, dopo tre anni, che era ed è di centrodestra.  E lo è stata, di centrodestra, non così per dire. Nelle elezioni politiche dell'anno scorso era nel comitato elettorale del Pdl.
Ma cosa pretendevano quelli del Pd, che la Calogero facesse finta di essere di centrosinistra? Che se ne stesse zitta? Che pescasse nel torbido? Ma si può pretendere un comportamento disonesto e ipocrita per la convenienza per di più degli altri? Probabilmente sì, perché in politica non è a tutti chiaro che la sincerità e la limpidezza sono valori.
Ora, è legittimo che in politica, mutata la situazione, si proceda a cambiare il resto. Oggi il Pd presume che, per la crisi che investe ancora il centrodestra, possa andare a nuove elezioni e vincere facilmente. Oltretutto si coltiva l’ipotesi che nella prospettiva del confronto bipolare a livello nazionale tutte le forze si coalizzino tanto a destra quanto a sinistra.
A Taurisano da un po’ di tempo si fanno prove in tal senso. E quelli del Pd tornano a trasformare la politica in un mattatoio morale, a legittimare per ragioni ideologiche e di schieramento persone fino a ieri impresentabili e a delegittimare le persone perbene di null’altro accusabili se non di appartenere ad altra formazione politica con l’aggravante di dirlo.  
Ma se, come è di tutta evidenza, il vero obiettivo è il Sindaco Di Seclì, il Pd farebbe bene a dirlo apertamente e ad assumersi la responsabilità di quanto è accaduto e accadrà in conseguenza dei suoi errori.   

giovedì 15 settembre 2011

Non è giusto, non è leale? Invece, caro Sindaco, non è cosa!

Già la sera di sabato, 10 settembre, i cittadini di Taurisano hanno potuto leggere il manifesto, intestato “Città di Taurisano”, datato 10 settembre 2011 e firmato “Il Sindaco Lucio Di Seclì”.
Il testo:

NON E’ GIUSTO
E SOPRATTUTTO NON E’ LEALE

Alcuni organi di stampa hanno ripreso il contenuto di un foglio apparso di recente nella nostra città, che – senza conoscere i fatti – stigmatizza l’operato di alcuni assessori e funzionari comunali, ingigantendo a dismisura il suo contenuto e, soprattutto, inventando presunte collusioni.
Conoscendo i soggetti che divulgano tali falsità, è chiaro leggere la volontà di rimestare nel torbido al fine di sentirsi in qualche modo vivi e partecipi di una comunità che, da tempo, ha compreso lo scopo di tali ricorrenti attacchi, escludendoli di fatto dal contesto sociale e politico di Taurisano.
Se, invece, come più volte asserito, l’intento del foglio è quello di stimolare l’attività amministrativa, non è questa la strada da seguire, calunniando e attaccando a testa bassa dei giovani amministratori che stanno lavorando con tanta passione e tanto entusiasmo per migliorare le sorti del nostro paese, assicurando la costante presenza in Comune e facendo giornalmente fronte alle innumerevoli istanze da parte dei cittadini, ai quali solo questa Giunta Comunale deve dare conto del suo operato.

Taurisano, 10 settembre 2011

                                                                                                                                    Il Sindaco
                                                                                                                                Lucio Di Seclì

Una presa di posizione istituzionale su alcune accuse all’Amministrazione rivolte dal foglio locale “La Città di Taurisano”, pubblicazione curata dal Circolo di Nuova Italia, ultima corrente mantovaniana all’interno del PdL. Accuse riprese poi ed enfatizzate dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”.
Sulle accuse non mi pronuncio né sull’opportunità di enfatizzarle; dico solo che, sebbene gravi per diversi motivi, restano meno gravi delle cose che il Sindaco Lucio Di Seclì ha detto nel suo manifesto. E sulle sue parole, qualche appunto lo faccio.
Anzitutto gli aggettivi del titolo “giusto” e “leale”. Ma di che stiamo parlando, di una partita a briscola o di politica?
L’approccio è fumoso e irriguardoso, non solo per una questione di forma, che evidentemente non a caso è contorta. Perché “alcuni organi di stampa”, “un foglio apparso di recente nella nostra città” e non indicare correttamente, anche per evitare equivoci, come si chiamano? O, per il Sindaco di Taurisano, a parte lui e i suoi della Giunta, gli altri sono massa anonima ed informe?
Ma è sul piano della cultura politica che Lucio Di Seclì dimostra una preoccupante inadeguatezza. Mi dispiace dirlo. Per un democratico e cattolico per giunta è normale che uno cerchi di sentirsi vivo e partecipe nella sua comunità. Forse il Sindaco vorrebbe che alcuni fossero emarginati ed esclusi? E in nome di quali suoi valori e principi?
Quanto al fatto che la nostra comunità li avrebbe esclusi socialmente e politicamente è un’affermazione di gravissima quanto inutile arroganza. Perdere le elezioni o non essere ammessi per vizi di forma o se vogliamo per imperizia, vuol dire forse essere esclusi dalla società e dalla politica?
Ed arriviamo ai “giovani amministratori che lavorano con passione ed entusiasmo per migliorare le sorti del nostro paese”. Già saremmo tutti contenti se riuscissero a migliorare le condizioni; e lasciamo stare le sorti. Ma, a parte, la questione lessicale, che tanto lessicale poi non è, Lucio Di Seclì sa, primo, che i suoi “giovani amministratori” hanno tutti passato la trentina; secondo, che non sono stati malignamente sorteggiati per il sacrificio a cui sono sottoposti, ma si sono proposti spontaneamente, hanno fatto di tutto per essere eletti, mobilitando parenti, amici, conoscenti, vicini di casa, hanno intercettato voti al mercato, per strada, nei bar; che si sono proposti per amministrare la cosa pubblica, che è sempre la più importante delle ambizioni ed il compito più impegnativo, perché si tratta di assumersi la responsabilità di ciò che appartiene a tutti, a cui bisogna dare conto. Perché mai dovremmo considerarli, secondo la dottrina Di Seclì, sciuscetti? Essi devono dar conto – mi dispiace Sindaco – a tutti i cittadini di Taurisano e non solo di Taurisano, compresi gli organi di stampa e il foglio “innominati”. E sul loro operato ogni cittadino ha il diritto – e magari sentisse pure il dovere – di esprimere le sue valutazioni (artt. 3 e 21 della Costituzione).
Certo, ognuno deve sapere quel che dice e come dirlo. Per questo ci sono autorità preposte, che non è male scomodare ogni tanto, se non altro per calmare e calmierare un ambiente dove regnano l’ignoranza, la presunzione e il velleitarismo più selvaggi. Discorso che prima o poi si dovrà affrontare se non si vuole che il paese diventi dominio di quattro insoddisfatti sociali, il cui esercizio pubblico si concretizza in autentiche molestie sociali.
Tanto lo dico per spirito di testimonianza, convinto come sono che in questo paese non cambia e non cambierà mai nulla. Gutta cavat lapidem – dicevano i latini – ma la mentalità della gente è più dura della pietra.

mercoledì 10 agosto 2011

Sindaco Di Seclì alle corde. E non si è che agli inizi!

Prima levata di scudi contro Lucio Di Seclì, pretesto: la sospensiva del pagamento della Tarsu a beneficio di alcuni ricorrenti.
Che tra Pd e Sindaco Lucio Di Seclì a Taurisano non corra buon sangue è ormai un dato acclarato. La rivendicata indipendenza di scelte da parte del neo sindaco, espressione di una lista pensata e prodotta per la sua maggioranza dal Pd, si va estendendo dalla formazione della giunta, che ha lasciato non pochi strascichi polemici e malumori diffusi, a provvedimenti amministrativi, che ora rischiano di mettere se non in crisi quanto meno a disagio l’esecutivo. Irrita l’ambiente politico del Pd l’atteggiamento del nuovo sindaco nell’adottare provvedimenti in difformità dalla passata amministrazione, sempre a maggioranza Pd, quella di Luigi Guidano.
E’ il caso ultimo della sospensiva del pagamento ad Equitalia dei famigerati cinque anni di arretrati della Tarsu in riferimento alla scarto tra superfici dichiarate e superfici reali, soggette a tassazione, dopo gli accertamenti sulla base dei dati catastali. Diciotto cittadini hanno prodotto ricorso avverso il provvedimento di Equitalia. L’ex Sindaco Guidano non volle sospendere i pagamenti ed anzi deliberò la spesa di 5.000,00 Euro per difendersi davanti alla Commissione Tributaria.
Con deliberazione di giunta il Sindaco, in data 21 luglio, ha concesso la sospensiva. Immediata la reazione del Pd. Evidente il conflitto tra la componente politica e la componente amministrativa. I suoi attuali tre assessori (Damiano, Rosafio e Scordella), che pure avevano votato a favore del provvedimento, ne hanno chiesto la revoca. Un comportamento, a dire il vero, discutibile. Se fossero stati contrari non avrebbero dovuto votare a favore in giunta; se ora sono per la revoca vuol dire che il partito gliel’ha imposto. Ma, premesso che tra azione amministrativa ed azione politica non ci dovrebbe essere contrasto, l’azione amministrativa non dovrebbe comunque subire condizionamenti o addirittura diktat. I tre assessori avrebbero detto: o la revoca o ci dimettiamo. E il Sindaco? Avrebbe risposto: se volete revocare il provvedimento, riunitevi in giunta e fatelo, io non partecipo. E’ evidente che il provvedimento e la richiesta di revoca sono solo il pretesto per una resa dei conti, che è solo all’inizio. Paradossale, però, che sia all’inizio dell’inizio.

sabato 18 giugno 2011

La SEL attacca la maggioranza UNITI PER TAURISANO

LA COERENZA NON E' ACQUA

"Seppur con grande imbarazzo bene ha fatto l’Assessore ai Servizi Sociali, Luana CALOGERO, a dichiarare la sua appartenenza a forze politiche non collocabili nel panorama del Centro Sinistra, dimostrando così grande coerenza con le proprie idee e, di fatto, riconoscendo il proprio elettorato storicamente schierato a destra. Questo ha provocato grande imbarazzo in alcuni che, ipocritamente, pur sapendo di sedere in consiglio comunale grazie ai voti provenienti in massa dal Centro Destra, ancora dichiarano di rappresentare ideologicamente la Sinistra.
Noi crediamo sia giusto fare chiarezza e che tutti i Cittadini, che ancora si riconoscono nei valori storici della sinistra, sappiano che la coalizione che attualmente governa la Città di Taurisano non è una coalizione di Centro Sinistra ma, e senza possibilità di smentita, una lista trasversale suffragata dal consenso proveniente dai COMUNISTI ITALIANI (?), dal PD, dall’UDC (?), e dal PDL, passando attraverso il Movimento Politico LA CITTA’ e LA PUGLIA PRIMA DI TUTTO.
Questo rappresenta la prova tangibile a quanto già detto da noi in campagna elettorale: il PD e il PDL di Taurisano, sono sì due corpi ma una sola anima.
E poi accusano S.E.L. di non aver voluto condividere il progetto UNITI PER TAURISANO per chissà quali oscure manovre…

Il Coordinamento Cittadino"

Abbiamo riportato il testo del manifesto affisso dalla SEL di Taurisano contro la maggioranza uscita dalle Amministrative del 15-16 maggio. E’ di tutta evidenza che la situazione politico-amministrativa a Taurisano è di grande confusione. Ma non è diversa da tantissime altre realtà del Salento e del Mezzogiorno d’Italia. Le cosiddette liste civiche solo lontanamente possono essere definite di centrodestra o di centrosinistra. In realtà, sia nell’uno che nell’altro schieramento, ci sono autentiche ammucchiate. Ciò che caratterizza la situazione di Taurisano è quella tendenza ad incanalare nel partito grigio del moderatismo e del perbenismo forze politiche di diversa provenienza. Il caso ultimo delle Amministrative del 15-16 maggio è esemplare. A prescindere dall’esclusione della lista del centrodestra, già la Luana Calogero, che era per candidarsi in quella lista, è poi finita nel Partito Grigio del Perbenismo., nella circostanza denominato “Uniti per Taurisano”. La stessa fine, al di là degli episodi che l’hanno determinata, che sono sempre particolari nella forma ma generali nella sostanza, l’hanno fatta i socialisti William Maruccia e Sonia Santoro. Gli strali del SEL sono orientati soprattutto contro il Maruccia, che ha pescato vistosamente e innegabilmente in acque del centrodestra, con reti famigliari e amicali. Non mi pare che sia una colpa, questa, da addebitargli. La colpa, semmai, è di non aver avuto quel carattere che si chiede ad un soggetto dalle forti convinzioni. Doveva rimanere con chi da sempre era stato. Invece alla prima lusinga ha ceduto.
Quanto alla SEL, sbaglia a rimproverare alla lista “Uniti per Taurisano” di essere un’ammucchiata e che perciò non è stata disponibile ad unirsi pure lei. L’ammucchiata è effetto e non causa del mancato accordo. Forse con la SEL di mezzo ci sarebbe stata un’ammucchiatina, e non l’ammucchiatona. Ma se non fosse stata pantagruelica zuppa sarebbe stato pan bagnato.    

sabato 11 giugno 2011

Straordinario parto trigemino del Pd: Sindaco, maggioranza e opposizione

Dovevano essere “Uniti per Taurisano”. Forse la facilità con cui hanno vinto le elezioni amministrative del 15-16 maggio per l’esclusione della lista avversaria di centrodestra li ha disuniti, fino a trasformarli in una “armata brancaleone”.
A dirlo non sono gli avversari, che non ci sono, ma gli stessi protagonisti dell’incredibile avventura politico-amministrativa nella terra di Vanini, famoso giocoliere di credenze e miscredenze.
In un foglietto “Pratica Democratica” probabilmente è Claudio Leuzzi, segretario del locale Pd, che denuncia senza neppure giri di parole il pasticcio del suo partito. Il Pd, infatti, non solo ha partorito il sindaco, ma anche la maggioranza e perfino l’opposizione.
Dopo quanto avvenuto nella prima seduta del Consiglio Comunale il 4 giugno scorso, il foglio di partito denuncia:
«è stato obiettivamente difficile comprendere che differenza esiste tra una maggioranza, per giunta forte di un gruppo consiliare del P.D. di otto elementi, e l’armata Brancaleone. Si è avuta, infatti, subito la conferma di un dato noto a tutti e cioè che una cosa è spopolare a livello elettorale, un’altra è saper amministrare, un’altra ancora è essere un buon politico. Raramente le tre caratteristiche si incarnano in una sola persona e questo, sabato scorso, si è letto subito».
Ma con chi ce l’ha il foglio del Pd? Con un sindaco avversario? No, col suo sindaco, ossia con Lucio Di Seclì.
Cos’è accaduto di tanto stravagante? Prendiamo le stesse parole di “Pratica Democratica”:

  1. «Com’è possibile non essere riusciti a trovare un capogruppo unico per tutto il gruppo di maggioranza come succede ormai da diverse legislature?»;
  2. «Com’è possibile aver consentito ad una neo assessore di dichiararsi oltre che indipendente (cosa peraltro legittima se una persona non ha la tessera di alcun partito) addirittura interprete delle istanze dell’area di centro destra?»;
  3. «Come è stato possibile che, nonostante le indicazioni di voto concordate, per l’elezione della commissione elettorale un componente di maggioranza raggiunga sette preferenze e l’altro solo tre?»;
  4. «e, addirittura, un consigliere di maggioranza voti, per scherzo, per uno dell’opposizione?».

Sembra che, per rimanere nella metafora del parto trigemino, il Pd sia stato vittima di uno stupro da parte di un ubriaco.
La situazione, scherzi a parte, è grave. E’ di tutta evidenza che la Giunta Di Seclì, appena varata, vacilla. C’è un sindaco che non gode della fiducia della sua lista e nel gruppo ci sono delle diversificazioni. Nello stesso articolo di “Pratica Democratica” si annuncia la nascita di un gruppo consiliare del Pd con a capo Luigi Guidano, il “grande” emarginato. Cosicché lo scenario potrebbe essere questo: un gruppo Pd, con a capo Guidano, che si era rifiutato di fare il capogruppo unico; un indipendente di “Area Socialista”, l’assessore William Maruccia; una indipendente di destra, l’assessore Luana Calogero.

Il paese ha bisogno di sapere

Claudio Leuzzi, nella sua qualità di segretario politico della componente più numerosa e qualificante della lista, piuttosto che fare due parti in commedia, dovrebbe rispondere ai seguenti quesiti:

  1. Chi ha scelto il candidato sindaco Lucio Di Seclì, sapendolo uomo non di centrosinistra, e con quali accordi;
  2. Chi ha reclutato i candidati della lista “Uniti per Taurisano” e con quali intese;
  3. Con quali criteri sono stati inseriti in lista elementi provenienti da altre liste in corso di formazione, come “Progetto Comune” di centrodestra, poi esclusa, e “Taurisano rinasce”. E’ notorio, infatti, che William Maruccia e Sonia Santoro erano per candidarsi nella lista “Taurisano rinasce” e Luana Calogero nella lista “Progetto Comune”, in un festival del trasformismo;
  4. Per quali ragioni il sindaco eletto non ha inteso subire i suggerimenti e/o imposizioni del Pd in materia di scelta di vice-sindaco ed assessori;
  5. Quali sono le prospettive di un’Amministrazione che parte non con un piede sbagliato ma con entrambi fuori posto.

Non si tratta di entrare in polemica con nessuno, ma di dare al paese delle spiegazioni, a mio avviso, “dovute”. Forse è stata carente la discussione prima e durante la gestazione della Giunta; ma ora è il momento di parlar chiaro.

sabato 4 giugno 2011

Varata la giunta Di Seclì tra mugugni e polemiche

Taurisano, 4 giugno. Primo Consiglio comunale dopo le elezioni. All’ordine del giorno: convalida degli eletti, giuramento del sindaco, nomina giunta comunale, costituzione gruppi consiliari, nomina commissione elettorale.
Punto più atteso: nomina Giunta comunale: Vice Sindaco con delega alla cultura, pubblica istruzione e sport Claudio Scordella (Pd); Lavori pubblici, William Maruccia (Area socialista); Ambiente, Francesco Damiano (Pd); Servizi sociali, Luana Calogero (indipendente di destra); Attività produttive Luca Rosafio (Pd).
Per la costituzione dei gruppi consiliari ha destato qualche sconcerto la dichiarazione di Luana Calogero, che ha tenuto a precisare la sua indipendenza e la sua appartenenza politica al centrodestra.
Due i gruppi consiliari: uno di maggioranza (Uniti per Taurisano) che per ora non ha espresso un suo capogruppo; uno di opposizione (Taurisano rinasce) che ha come capogruppo Filomena M. Campos.

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Intanto non si placano le polemiche né a destra, per la lista esclusa dalle elezioni, né all’interno della lista vincitrice né tra singoli consiglieri e gruppi.
A destra nel sito “Voglia di cambiare”, che fa riferimento a Julo Galati, si continua ad accusare quelli del PdL di pianificato boicottaggio. A cui il PdL ha risposto con un pubblico manifesto “Nessun boicottaggio” che restituisce le responsabilità al “protagonismo irresponsabile di Julo Galati e del suo staff”. Manifesto ripreso da “Presenza Taurisanese” di giugno e dalla “Gazzetta del Mezzogiorno” del 3 giugno.
Nella lista che ha vinto le elezioni mugugni e tensioni. Il Sindaco Di Seclì non ha ceduto alle pressioni interne del Pd e non voluto nominare vice sindaco o assessore il sindaco uscente Luigi Guidano, che, a sua volta, ha rifiutato di fare il capogruppo consiliare.
Luana Calogero, che stava nella lista civica del centrodestra prima di essere soffiata da quella civica di centrosinistra, si è dichiarata indipendente in quanto si ritiene politicamente di centrodestra. Lo stesso William Maruccia, che pure stava per candidarsi nella lista di sinistra “Taurisano rinasce” prima di essere soffiato dalla lista civica di centrosinistra, si è dichiarato con un pubblico manifesto come appartenente ad Area socialista. A cui ha risposto il Partito Socialista Italiano, che si è sentito tradito da Maruccia, con un manifesto intitolato “Per evitare equivoci” e firmato dai tre consiglieri eletti (Antonio Micaletto, Emanuele Rizzello, Nadia Piscopo) e dal coordinatore di sezione Vito Sarcinella. Vi si legge di una “sedicente area socialista […] frutto di un’invenzione estemporanea e di comodo di chi ha lasciato il partito per ragioni personali rivestite con argomentazioni pseudo-politiche”. 

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Una situazione che si annuncia davvero carica di incognite, in cui tutti sono contro tutti. Su alcuni consiglieri intanto pende la minaccia di ricorsi per il riconteggio delle schede. Giuseppe Maglie (Pd) della lista che ha vinto potrebbe scalzare Luigi Guidano, che lo supera di undici voti. Ma sullo stesso Maglie, primo dei non eletti, grava la minaccia di Sonia Santoro, che potrebbe pure lei fare ricorso. Nella lista di sinistra, invece, c’è Andrea Sabato (comunista) che è a pari voti di Nadia Piscopo (socialista), eletta perché lo precede in lista.
Mai elezioni amministrative hanno lasciato tanti strascichi e polemiche. C’è già chi si prepara a votazioni anticipate.
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